Privacy e vip, nessuna tutela?

Privacy e vip, nessuna tutela?

22/07/2014 18:15

L’internet delle cose porta il digitale nella vita quotidiana delle nostre case, ma sono in molti ad avere più di una preoccupazione per la propria privacy. Un recente sondaggio realizzato da Fortinet su un campione di 1800 persone di 11 Paesi diversi rileva che l’entusiasmo per l’avvento nella vita domestica va di pari passo con il timore di furto dei dati, accessi non autorizzati e diffusione di malware. Sicurezza e privacy, costi e funzionalità sono le due coppie individuate dal campione di intervistati che nella maggioranza dei casi (69%) prospetta l’avvento della “casa connessa” nell’arco dei prossimi cinque anni, considera il fatto “estremamente positivo” ma nello stesso tempo esprime “profonda” o “generica” preoccupazione sul rischio di violazione o trattamento non trasparente dei dati. 

La privacy e i limiti che questa può o non può aver sono oggetto di discussione anche per i cosiddetti vip. Gli occhi segnati dalle occhiaie, la faccia emaciata, le braccia magrissime, la camminata nervosa al telefono. È quasi irriconoscibile Angelina Jolie nel video, che risale agli anni ‘90, diffuso dal National Enquirer. Un video di 16 minuti, girato e venduto in esclusiva al settimanale di gossip Usa da Franklin Meyer, spacciatore che per anni ha fornito droghe all’attrice. Oggi ambasciatrice Onu e due volte premio Oscar, Jolie non ha mai nascosto il suo passato turbolento ma pare che la pubblicazione l’abbia irritata molto. A far infuriare Angelina anche le dichiarazioni di Meyer che ha raccontato come l’attrice lo chiamò a casa sua per acquistare la droga e poi gli raccontò i suoi “segreti sessuali”. “Angie è stata una mia cliente per tanti anni - ha detto all’Enquirer spiegando come e quando ha girato il video - Le vendevo eroina e cocaina. Un giorno mi ha chiamato e mi ha chiesto di andare a casa sua. Questa era il nostro modo in codice per dire che aveva bisogno di rifornirsi di stupefacenti. Avevo da poco comprato una videocamera e decisi di portarla con me. Quando arrivai le diedi la droga e lei mi pagò. Il suo viso era emaciato e aveva i segni delle punture lungo entrambe le braccia”. 

George Clooney si è infuriato con la stampa britannica e nello specifico con il Daily Mail che, secondo l'attore, avrebbe pubblicato lunedì un articolo pieno di falsità relativamente al suo imminente matrimonio con la trentaseienne avvocato libanese Amal Alamuddin. Clooney ha scelto Usa Today, uno dei più popolari quotidiani statunitensi per scatenare la sua rabbia. "Voglio parlare dell'irresponsabilità del Daily Mail di lunedì - scrive l'attore - Raramente rispondo ai tabloid, ma in questo caso c'è in gioco la sicurezza e il benessere di qualcun altro. Hanno scritto un articolo pieno di falsità sulla mia fidanzata e la presunta opposizione di mia suocera al matrimonio per questioni religiose". Poi Clooney entra nel merito. "Hanno scritto che la madre di Amal sta dicendo a ‘mezza Beirut’ di essere contraria al matrimonio. Hanno detto che lì tutti scherzano sulle tradizioni della religione drusa, che culmina con la morte della sposa. Ripeto: la morte della sposa". Poi Clooney smantella l'articolo: "Innanzitutto non c'è nulla di vero in queste storie. La madre di Amal non è drusa, e non è neppure stata a Beirut da quando io e Amal ci frequentiamo. Non è affatto contraria al matrimonio, ma questa non è la cosa più grave. L'irresponsabilità di sfruttare differenze di credo inesistenti, soprattutto con i tempi che corrono, è incredibilmente pericolosa e dimostra una forte negligenza. Non è la prima volta che il giornale ha inventato cose su di noi. Avevano detto che Amal era incinta, che il nostro matrimonio sarebbe avvenuto sul set di Downtown Abbey e che era in corsa per un incarico politico. Nulla di tutto questo". E ancora. "Se si mette in pericolo l'incolumità dei miei amici e della mia famiglia, allora i tabloid oltrepassano il limite di ciò che è considerato divertente, e sconfinano nella violenza". 

Ma non c’è solo l’invasione della privacy di paparazzi o giornalisti all’arrembaggi. Dilaga, tra i vip e non, la tendenza a scattarsi foto con lo smartphone in ogni momento della vita privata, condividendole subito sui social netowrk dove spesso, però, le proprie intenzioni vengono fraintese. E così l'autoscatto si trasforma in una sorta di boomerang che può rovinare la reputazione e la vita dei suoi protagonisti. Il caso più eclatante, proprio di questi giorni, riguarda Neymar e l'infermiera che ha filmato l'arrivo in barella del calciatore all'ospedale Sao Carlos di Fortaleza e poi si è scattata un selfie facendo il segno della vittoria. E' stata licenziata per "non aver protetto la privacy di un paziente". E poi c'è l'incidente sentimental-diplomatico causato da Belen all'attore Fabio Troiano e alla sua fidanzata. Lui stesso, tra il serio e faceto, ha raccontato: "Belen si diverte a mettere video e foto sui social network. Quando la mia ragazza li ha visti ha subito minacciato di lasciarmi...”. Infine il selfie in bikini di Anna Tatangelo, che ha scatenato la reazione dei fan. Tantissimi i complimenti, ma anche le critiche.

Fotografare da un luogo pubblico un vip è reato secondo la procura della Repubblica di Genova e i carabinieri di Santa Margherita Ligure. A quattro foto-giornalisti sono state contestate le molestie consistite nello scattare fotografie lungo la pubblica via e da circa 500 metri di distanza, a Silvia Toffanin, personaggio indubbiamente pubblico, nonché compagna di Pier Silvio Berlusconi, personaggio altrettanto pubblico, durante la festa di compleanno del figlio celebrata sulla spiaggia nei pressi di Portofino. Raggiunti da una pattuglia di carabinieri mentre sul piazzale stavano riprendendo la cerimonia con foto richieste da agenzie, quotidiani e periodici poichè l'evento era preannunciato, sono stati invitati a comparire in caserma per il verbale e la contestazione generica del reato. Nessun diritto di cronaca, nessun esercizio, in piena legittimità, della professione: secondo il pm quelle fotografie sono state probabilmente scattate, come il reato di molestie configura, semplicemente per petulanza o biasimevole motivo. "Quanto accaduto - scrivono in una lettera congiunta il presidente del Gruppo cronisti liguri e il segretario dell'Associazione ligure dei giornalisti - è sconcertante, lascia senza parole, rappresentandosi in tutta la sua gravità. Mette in luce quanto la professione del giornalista, del cronista, che esercita con scrupolo e correttezza il proprio diritto/dovere di cronaca, sia ancora oggi considerata del tutto marginale, nonostante i diritti sacrosanti riconosciuti dalla nostra Costituzione, dai Codici di legge e dalle norme sulla privacy". 

Per la più grande esclusiva del gossip gli spioni della Costa Smeralda si sono nascosti dentro uno scatolone. Era il 30 agosto del 1997 e in quei giorni Lady Diana trascorreva in Sardegna le vacanze col suo nuovo amore Dodi. Vicino alla pista dell’aeroporto di Olbia, sul tetto di un prefabbricato, un fotografo e un cineoperatore si erano mimetizzati alla perfezione. E l’ultimo sorriso della principessa, prima del tragico schianto a Parigi, lo hanno immortalato senza farsi notare. In un attimo, poi, quelle immagini hanno fatto il giro del mondo. Ora le tecniche sono cambiate. Quest’anno in Sardegna decollano i droni. Telecamere e macchine fotografiche, vip e ricconi, se le ritroveranno direttamente sulla testa. Difendersi è impossibile. Un impiccione non molto pratico con il telecomando è stato scoperto qualche giorno fa nella zona di Pantogia, alla periferia di Porto Cervo. Il suo drone, con tanto di telecamera ad alta definizione, è precipitato nel giardino della villa di una ricca imprenditrice milanese. La donna sospettava già di essere spiata e così ha avvisato subito i carabinieri. “I nostri clienti esigono servizi eccellenti ma soprattutto pretendono riservatezza – dice il direttore di uno hotel nella zona del Pevero –. Difendersi dalle macchine fotografiche con elica sarà molto più complicato che creare barriere per tenere alla larga i soliti fotografi”. Per ripararsi dai paparazzi quest’estate non basteranno i grandi cespugli fatti crescere intorno alle ville. Poco potranno fare le auto con i vetri scuri o i bodyguard e non sarà utile neppure il sistema di schermatura installato su molti degli yacht ormeggiati in rada. Mettere il naso sulle vacanze delle star sarà molto più facile. I rischi, comunque, non mancheranno. Perché le regole valgono anche per i droni. Non come per aerei ed elicotteri ma quasi. E non sarà un caso se le norme le ha stabilite direttamente l’Enac. Il regolamento è in vigore dal 30 aprile. I sistemi Apr a pilotaggio remoto sono distinti in due categorie: quelli che pesano meno e più di 25 chili. Per pilotare i droni, come per guidare l’auto, bisogna essere maggiorenni e sarà necessaria una sorta di patente. Chi si mette ai comandi dovrà seguire una scuola di specializzazione e ottenere un brevetto. In più dovrà essere esperto di meteorologia, dovrà studiare le principali regole aeronautiche e dovrà conoscere alla perfezione il motore del mezzo e il suo funzionamento. Per i velivoli radiocomandati, che si trovano a cento euro su internet e in quasi tutti i negozi di elettronica, sarà necessaria un’assicurazione. L’unica difesa possibile, per i vip in vacanza, resta sempre la legge sulla privacy. “Il vincolo insuperabile – ricorda un agente immobiliare – è quello che vieta di riprendere ciò che succede nelle pertinenze private, cioè dentro casa e nei giardini. La regola vale per tutti, paparazzi tradizionali e armati di drone. Nel dubbio, comunque, i nostri clienti chiedono che le ville siano super protette”. In spiaggia e in barca, però, c’è poco da fare. 

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